Ghostbusters: Legacy – La Recensione

Ghostbusters: Legacy – La Recensione

20 Novembre 2021 2 Di Alessio "DjRazielx" Lentini

Dopo il reboot al femminile uscito nel 2016, che è stato un vero distastro sia dal punto di vista della critica sia da quello del box office, il franchise dei Ghostbusters si affida a Jason Reitman (figlio di Ivan Reitman che girò i primi due film) per ridargli una nuova luce.

Ghostbusters Legacy narra degli eventi successivi a quelli di Ghostbusters II del 1989, cancellando e rendendo nulli quelli del reboot del 2016. Il film è ambientato ai giorni nostri, molti anni dopo gli eventi di New York e ha come protagonista la famiglia di Eagon, in particolar modo sua nipote Phoebe, interpretata da Mckenna Grace, che come il nonno condivide la passione della scienza.

La misteriosa morte del nonno e le pessime condizioni economiche della figlia Callie (Carrie Coon), costringono il gruppo a spostarsi in una sperduta città dell’Oklahoma, Summerville, dove Egon si era esiliato per anni tagliando i rapporti con la famiglia e i vecchi compagni di squadra (Peter, Ray e Winston).

Un’altro componente della famiglia è Trevor (Finn Wolfhard), classico adolescente interessato più a passare il suo tempo con il cellulare e a mettersi in mostra per far colpo sulla ragazzina più carina, che a temi culturali come quelli di sua sorella Phoebe.

Proprio quest’ultima è il personaggio più sviluppato e ben interpretato di tutto il film, grazie anche alla bravura di Mckenna Grace, che con le sue freddure fuori luogo e con una maturità tale che non ti aspetti da una ragazzina di 12 anni è quasi impossibile non amare.

Attorno a lei troviamo Podcast, un ragazzino fissato con l’occulto e i misteri che diventerà il suo primo amico e il professore Grooberson interpretato da Paul Rudd.

Una delle prime critiche al film va data allo scarso sviluppo degli altri personaggi, infatti oltre Phoebe, questi assumono un aspetto di contorno senza mai essere approfonditi veramente, forse con la sola eccezione di Callie, madre dei ragazzi per il semplice fatto che è la figlia di Eagon.

Non a caso il film ha come fulcro principale la famiglia di Eagon, infatti la pellicola vuole essere una lettera d’amore al personaggio intepretato da Harold Remis, che ci ha lasciato nel 2014 a causa di una malattia rara. Questo evento ha impedito che fosse girato il terzo film dei Ghostbusters, che ha poi visto luce sotto forma di videogames.

Il film, come fu per Star Wars VII Una Nuova Speranza, riprende molti elementi che resero iconico il primo film e allo stesso tempo si percepisce la volontà di rinnovare la formula con qualcosa di nuovo e moderno che attiri il pubblico che non conosce il franchise, oltre ai fan di vecchia data.

Infatti a differenza dei film originali ha dei toni più cupi e seriosi, in pieno stile Stranger Things e It, rispetto a quelli commedy in pieno stile anni 80 che hanno caratterizato le prime due pellicole. Attenzione le battute ci sono, semplicemente non sono così accentuate come nei vecchi film.

Per quanto riguarda gli effetti speciali sono realizzati molto bene ed è interessante la scelta di utilizzare sia la CGI che i classici pupazzoni come quelli visti nei vecchi film. Unica critica in questo campo è che avendo a dispozione mezzi che negli anni 80 non erano disponibili, avrebbero potuto osare e mettere a schermo molti più fantasmi di forme e specie differenti, soprattutto nelle scene dove questi interagiscono col resto della popolazione.

Per quanto riguarda l’aspetto sonoro è stata una vera e propria emozione, per un vecchio fan come me, risentire il suono delle sirene della Ecto-1 ma allo stesso tempo una delusione non avere delle musiche di accompagnamento in alcune scene come quella che abbiamo sentito quando fecero camminare la statua della libertà in Ghostbusters II.

La prima parte del film ha un ritmo lento, dovuto probabilmente alla presentazione dei nuovi personaggi, per poi accellerare nella seconda parte, fino ad arrivare ad un finale che a mio avviso si risolve troppo frettolosamente.

Il film ha due scene post credit, una dopo i primi titoli di coda e l’altra alla fine di tutto, che vi consiglio di non perdervi in quanto potrebbe essere importante per il futuro del franchise.

Complessivamente il lavoro svolto con Ghostbuster Legacy è molto buono, pieno di fan service che farà felici i fan di vecchia data e di piccole migliorie che si spera siano utili a creare nuovi fan, in modo che il franchise possa nascere a nuova vita.