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Gemini Man – La Recensione

Gemini Man racconta la storia di un sicario abilissimo, di nome Henry Brogan (Will Smith), che sin dalle prime immagini del film è impegnato nella sua ultima missione, che consiste nell’eliminare un’uomo su un treno in corsa, da due chilometri di distanza, prima di andare definitivamente in pensione.

Henry si ritroverà nel mirino dello stesso governo che ha servito per anni, in quanto viene a conoscenza di fatti che non avrebbe dovuto scoprire. Per eliminarlo in via definitiva scelgono un sicario che si rivela estremamente abile, forte come è più di Henry e soprattutto motivato a ucciderlo. Questi non è altro che Henry stesso semplicemente più giovane di lui di 30 anni.

Un film come Gemini Man, fino a qualche anno fa non era realizzabile, a causa della mancanza di tecnologie adeguate. Sto parlando della possibilità di interagire con la versione più giovane di se stessi come se si stesse interagendo con una persona in carne e ossa. Infatti, come accennato, nel film vedremo due Will Smith, uno di 51 anni e il suo clone di 23 anni, che non solo vengono mostrati all’interno della stessa scena ma interagiscono come fossero due personaggi distinti. La tecnica utilizzata non è quella del semplice ringiovanimento ma si tratta di un vero e proprio personaggio virtuale che funziona alla perfezione, mostrando qualche semplice imperfezione soltanto in pochissime scene.

Ad ogni modo sia il personaggio reale che quello virtuale, sono interpretati in maniera impeccabile da Will Smith. Ang Lee (Il regista del film, di Hulk e Vita di Pi) ha chiesto all’attore di mostrare, nella sua controparte giovanile, un pizzico di ingenuità, che applica alla perfezione.

Il film si presenta come un film d’azione di stampo classico, che non aggiunge nulla di nuovo al genere. In alcune situazioni le scene sfiorano la fantascienza, come quella del bike-fu. Inoltre, David Benioff, Billy Ray e Darren Lemke avrebbero potuto sfruttare meglio il tema della clonazione grazie alle sue interessanti implicazioni morali.

Personalmente consiglio la visione di questo film a chi non ha troppe pretese e vuole semplicemente passare due ore in completo relax e ovviamente a tutti i fan di Will Smith.

Will Smith in quest’avventura viene affiancato da Mary Elizabeth Winstead, che interpreta l’agente Danny Zakarewski, Clive Owen, Douglas Hodge e Benedict Wong.

Vi ricordo che il film è distribuito da 20th Century Fox e lo trovate nelle sale italiane dal 10 Ottobre 2019.

Joker – La Recensione

Il film è Bello! Inizio così la recensione in modo da poter evitare qualunque fraintendimento di quello che da qui in poi andrò a scrivere.

Joker è un film delle origini… origini pensate dal suo regista Todd Phillips, in quanto non prende spunto da alcun albo a fumetti dedicato al personaggio, dei quali il più famoso è The Killing Joke, dove si può scorgere quella che potrebbe essere definita un’origine del personaggio e di come questo venga a contatto con la tossina che ha reso una persona normale folle e sadica e del quale non viene mai rivelato il nome.

Todd Phillips invece ci racconta la storia di Artur Fleck, un’uomo che dalla vita non ha mai avuto nulla se non dispiaceri e violenze. Durante una seduta di psicoterapia, ci dice che lui nella sua vita non ha mai avuto un pensiero felice e di averlo portato addirittura a chiedersi, a volte, se fosse realmente vivo e se esistesse.

Arthur lavora come clown per un’agenzia, vive con la madre mentalmente instabile e sogna di diventare un comico, peccato però che non faccia ridere, anzi quello che ride in continuazione è lui, a causa di un trauma, infatti, soffre di una risata patologica che trasforma il suo volto in una maschera tra il grottesco e il doloroso. Questa patologia lo costringe a ridere in tutte le situazioni in cui si trova in condizioni di stress o disagio psicologico, situazione in cui si trova piuttosto spesso.

E’ una persona incapace di intraprendere una relazione con chiunque, sia in amore che in amicizia, preso continuamente in giro sul lavoro, Arthur è un’uomo lasciato a se stesso sia nel corpo che nell’anima risultando invisibile per gli altri e per se stesso. Ma Arthur non vuole passare inosservato vuole essere visto e l’unico modo per far avvenire questo cambiamento è quello di convincersi che la sua vita non è una tragedia ma bensì una commedia, da qui inizia la sua trasformazione in quello che sarà JOKER.

Dopo il Joker interpretato da Jack Nicholson nel film di Tim Burton e il bravissimo e immortale Joker di Heath Ledger della trilogia di Nolan, tornare nuovamente sul personaggio, creato da Bob Kane e cercare di fare meglio era un’impresa non da poco. Joaquin Phoenix fa con questo personaggio un lavoro magistrale, tanto da arrivare a dimagrire oltre 25 chili per, a suo dire “riuscire ad eseguire delle movenze” che con quei chili in più non sarebbe riuscito ad eseguire, infatti lo vediamo intraprendere dei movimenti che stanno a metà strada tra un balletto alla Michael Jackson e delle mosse di arti marziali. Per il personaggio ha studiato almeno 4 risate differenti ed è riuscito a trasmettere allo spettatore la sofferenza e il disagio provato da Arthur. L’attore ha inoltre dichiarato di non aver studiato le precedenti versioni del personaggio in quanto ha voluto creare un suo Joker riuscendoci pienamente.

Quello che a parer mio non è riuscito a trasmettere, ed è per quello che definisco Ledger ancora il migliore, è il misto tra cattiveria e follia trasmessa da Ledger. Phoenix ci mostra una follia data dalla sofferenza…sofferenza che potrebbe toccare ognuno di noi portandoci a reagire alla vita nella stessa identica maniera. Mentre quello di Ledger è cattiveria allo stato puro, usata esclusivamente per un proprio tornaconto personale e per il semplice gusto di fare del male. Ciò non toglie che l’interpretazione di Phoenix è impeccabile e merita sicuramente l’oscar.

Il film di Todd Phillips funziona su molti punti di vista che vanno dal montaggio alle musiche scelte, come Howlin’ for you dei The Black Keys (usata nella scena della scalinata) a quelle della musica classica, ma non può essere definito un cinecomics così come ci ha abituato la Marvel e la stessa DC. Il film può essere definito come un film d’autore che, trasforma un personaggio dei fumetti in un’uomo in carne e ossa, vittima della violenza della società e di un’ingiustizia sociale che causa rabbia e frustrazione.

Trattandosi di un film su Joker, non poteva mancare la famiglia Wayne, anche se qui la vediamo più nelle vesti di Thomas Wayne, distaccato dal magnate filantropo a cui ci hanno abituato e più verso un politico senza scrupoli. Ad ogni modo i riferimenti ai Wayne e a Batman sono disseminati in tutta la pellicola.

All’inizio, quando lo stand-alone su Joker, fù annunciato devo ammettere che ero piuttosto titubante all’idea, ma devo ammettere che il film di Todd Phillips e del suo protagonista Joaquin Phonenix, funziona benissimo e può essere definito un buon film a tutti gli effetti, ma da conoscitore e amante dei cinecomics non riesco a definirlo un capolavoro in quanto si distacca troppo da quella che è l’origine ufficiale del Joker.

Nel cast troviamo anche il bravissimo Robert De Niro, che impersona il conduttore del quiz televisivo seguito dal protagonista e la bravissima, nonché bella Zazie Beetz che interpreta la vicina di casa di Arthur.

Il film, che ha ricevuto numerosi applausi e Leone D’Oro alla mostra del cinema di Venezia, è nelle sale italiane dal 3 ottobre e consiglio a tutti voi di andare a vederlo.

Il Re Leone – La Recensione

Sulla scia del successo dei Live-action, tratti dalle storie più famose della Disney arriva anche quello del Re Leone e il paragone con il film d’animazione del 1994 è inevitabile.

La trama del film diretto da Jon Favreau ricalca perfettamente quella della versione animata, iniziando proprio dalla rupe dei Re dove viene presentato per la prima volta Simba al branco. Simba non è altri che il protagonista assoluto che ci accompagnerà per l’intera avventura insieme alla compagna di giochi Nala, al saggio Re Mufasa e gli immancabili Timon e Pumba fino ad arrivare ai cattivi di turno che qui vengono impersonificati dallo zio Scar e dalle Iene.

Senza fare troppi spolier, per i pochi che non conoscono il film del 1994, la trama vedrà la crescita Simba, l’inganno dello zio Scar, che ha come unico scopo quello di diventare il Re, che lo porterà ad allontanarsi dal branco e costretto a crescere senza la madre e tutti quelli a cui teneva. Qui incontrerà Timon e Pumba che lo aiuterannoa dimenticare il passato finchè il passato non tornerà fargli visita.

La CGI con la quale pellicola è girata è davvero impressionante, al punto che molto spesso può essere scambiata per un documentario naturalistico piuttosto che un film d’animazione. A detta del regista solo un’inquadratura è reale tutto il resto è finzione. Questo se da un lato può essere visto in chiave positiva per via dell’iperealismo, da un’altro lato fa perdere l’espressività dei personaggi, di cui la versione animata era dotata, che li portava sotto certi aspetti ad avere espressioni umane, rendendo di fatti la pellicola più fredda e piatta.

Per quanto riguarda i doppiaggi per Simba e Nala in versione adulta sono stati scelti Marco Mengoni e Elisa (nella versione originale Donald Glover e Beyoncé), Timon e Pumba hanno le voci rispettivamente di Edoardo Leo e Stefano Fresi ( nella versione originale Billy Eichner e Seth Rogen), Scar ha la voce di Massimo Propolizio ( Chiwetel Ejifor) e Mufasa con la voce del bravissimo Luca Ward. Per quanto riguarda i doppiaggi li ho trovati tutti ottimi tranne l’interpretazione di Marco Mengoni, che per quanto potesse andare bene nelle parti cantate non l’ho trovato partciolarmente azzeccato nei dialoghi.

Le canzoni, che sono uno dei pilastri dei film Disney, sono dei riaddattamenti delle vecchie canzoni tranne per una canzone aggiuntiva cantata da Nala con la voce di Elisa. Quindi troveremo il Cerchio della vita, Hakuna matata e l’amore nell’aria. La maggior parte delle canzoni sono cantate da Marco Mengoni e Elisa, mentre il Cerchio della Vita è cantata da Cheryl Porter che per quanto aggiunge un tocco d’Africa alla canzone, purtroppo non riesce, a mio parere, a superare l’originale cantata da Ivana Spagna.

Il film, nonostante aggiunga dei particolari alla trama, spiegando magari un pochino meglio alcuni dettagli lasciati all’immaginazione nella sua versione animata, non riesce a mio avviso a superare quest’ultimo. Con questo non voglio dire che il film sia brutto e lo dimostrano anche gli incassi che sta facendo in tutto il mondo, anzi devo dire che mi è piaciuto molto, ma non sa trasmettere lo stesso livello di emozioni della sua controparte.

VOTO

X-Men – Dark Phoenix – La Recensione

Il film diretto da Simon Kimberg aveva l’arduo compito di dare una degna conclusione alla saga degli X-Men prima che questi subiscano un reboot e vengano inseriti a tutti gli effetti nel Marvel Cinematic Universe.

La trama vede il nostro gruppo di supereroi chiamati a salvare degli astronauti impegnati in una missione spaziale, che non rispondono più da diverse ore al Centro di controllo Missione. Il gruppo formato da Jean Grey (Sophie Turner) Ciclope (Tye Sheridan), Tempesta (Alexandra Shipp), Mystica (Jennifer Lawrence), Bestia (Nicholas Hoult), Quicksilver (Evan Peters) e Nightcrawler (Kodi Smith-McPhee), una volta giunti nello spazio notano che l’astronave è andata in avaria a causa di un’entità energetica sconosciuta che poi si scoprirà essere la Fenice (NDR anche se non né assumerà mai le forme). Piano piano gli astronauti vengono messi tutti in salvo, solo che per mettere in salvo l’ultimo Jean verrà investita, posseduta, dalla Fenice Nera che ne amplifica i poteri e alterà la sua personalità.

Qui iniziano i problemi, in quanto la Fenice riporterà a galla degli avvenimenti che erano stati rinchiusi nella mente di Jean, dal Proffesor X (James McAvoy) per evitare che questa soffrisse e per tenere sotto controllo i potentissimi poteri telepatici di quest’ultima. Questo provocherà un’allontanamento della nostra telepate dal gruppo e dal suo fidanzato Ciclope. Nel tentativo di riportare indietro la ragazza Mystica verrà uccisa da quest’ultima (NDR tranquilli non è spolier in quanto è una parte visibile nello stesso trailer rilasciato da 20th Century Fox) in preda a un’attacco di follia, portando quest’ultima sempre più vicina al baratro.

Mentre tutta questa vicenda prende piede, un gruppo di alieni, I D’Bari, capitanato dal villain di turno Vuk (Jessica Chastain), cercherà di portare Jean dalla loro parte per impadronirsi del potere della Fenice Nera, con conseguente scontro con i nostri supereroi.

Il film, come già detto, aveva un compito difficile, quello di portare su schermo una storia come quella della Fenice Nera e di concludere una saga che per alcuni X-Men, era a malapena iniziata ed accennata in X-Men Apocalisse, come per esempio Tempesta e Ciclope, che non sono stati approfonditi abbastanza e buttati li ad interpretare una parte come se facessero parte degli X-Men da tempo. Eccezione fatta per la sola Jean Grey attorno alla quale gira tutta la trama di questo film. Anche in questo film Mystica in versione blu appare veramente poco, sicuramente a causa della riluttanza dell’attrice ad essere perennemente truccata, quindi la bella Jennifer Lawrence non perderà occasione di apparire in vesti umane, persino all’interno della scuola dove ha il compito di impartire alle nuove leve l’importanza della diversità.

Nel film compare anche Magneto (Michael Fassbender) la cui interpretazione è magistrale per la parte che gli viene chiesta di interpretare ma che si allontana parecchio dalla controparte fumettistica che lo vede come uno dei villain più importanti della saga dei mutanti.

La trama inoltre soffre di molte incongruenze con i capitoli precedenti, infatti se ben ricordate i poteri di Jean vengono già sbloccati dal professor Xavier in X-Men Apocalisse, mentre qui non ve né traccia. La computer grafica non è sempre eccellente, infatti in alcune scene si nota la presenza del green screen. Inutile l’inserimento di nuovi mutanti come Dazzler, che fa una breve apparizione.

La parte peggiore del film è da assegnare ai villain di turno, davvero poco caratterizzati, tanto che sembrano inseriti come semplici optional, dei quali si poteva fare a meno e il film avrebbe funzionato ugualmente. La colpa è da attribuire a Captain Marvel, in quanto a causa di questo film, 30 minuti del film degli X-Men sono stati più volte rifatti, infatti all’inizio gli alieni avrebbero dovuto essere gli Skrull e il che avrebbe avuto senso.

Tra gli aspetti positivi del film troviamo la battaglia finale, forse una delle più epiche relative alla saga dei mutanti e l’ottima colonna sonora di Hans Zimmer che ha saputo, con le sue musiche, trasmettere la giusta drammaticità alle scene. Il film è ben caratterizzato da un’atmosfera cupa e drammatica, quindi totalmente privo di battute di qualche tipo che avrebbero smorzato un pò la tensione e che sarebbero state fuori luogo.

In conclusione il film si lascia guardare ma risulta essere mediocre e finirà abbastanza presto nel dimenticatoio, soprattutto quando i mutanti verranno reboottati ed inseriti nel Marvel Cinematic Universe. Il mio voto per questo film è un 5/10, si poteva fare decisamente meglio.

Brightburn – L’Angelo del Male – La Recensione

E se Superman non fosse stato trovato dai Kent e diventato il supereroe che noi conosciamo? Questo è quello che si è domandato James Gunn nel film Brigthburn – L’Angelo del Male.

Il film inizia esattamente come Superman. Una coppia, i Breyer, sono intenti ad avere un figlio e una notte sentono uno strano boato provenire dalla foresta. Giunti sul luogo scopriranno che si tratta di una navicella spaziale che contiene all’interno un neonato in fasce. I due coniugi decidono di adottare il bambino e per i primi 10 anni non succede nulla di strano, se non per il fatto che il bambino non si è mai tagliato e non ha mai avuto una febbre. Una notte la navicella inizia ad accendersi e a pronunciare parole in un lingua sconosciuta, attivando l’indole malvagia di Brandon. Qui inizierà l’incubo per la tranquilla cittadina di Brightburn.

Il film può essere tranquillamente etichettato come un horror e l’attore scelto per impersonare il bambino alieno Brandon, Jackson A. Dunn, basta da solo a trasmettere inquietudine e paura. L’idea alla base del film è geniale, ma a parer mio è gestita male, in quanto in 1h e 30 minuti è difficile svilupparla in tutte le sue sfaccettature, lasciando molti punti in sospeso che non riceveranno mai una risposta. Non mancano ovviamente elementi tipici dei film horror, come i jump scare e le scene splatter in piena regola, anche se, chi ha visto il film in america ci fa sapere che in Italia alcune scene, come quella nella ristorante sono state palesemente tagliate sicuramente per lasciare il divieto ai soli minori di 14 anni.

Elizabeth Banks e David Denman svolgono bene la loro parte nei panni dei genitori di Brandon, da prima come genitori alle prese con la crescita adolescenziale del figlio, poi terrorizzati da quello che quest’ultimo rappresenta. Gli attori secondari hanno davvero delle brevissime scene e non sono ampiamente sviluppati, fatta eccezione per gli zii del ragazzo interpretati da Matt L. Jones e Meredith Hagner. Quest’ultima è anche psicologa della scuola, e sarà chiamata dalla scuola ad psicanalizzare il nipote a seguito di un’incidente avvenuto in ambito scolastico, mettendo a rischio la propria vita.

La musica di Timothy Williams è perfetta e si lega perfettamente al film. La computer grafica davvero ben fatta con poche sbavature. La scenografia ricrea alla perfezione una cittadina di campagna tipica del Kansas.

Come già anticipato il difetto di questo film è la trama che parte bene ma non si evolve come dovrebbe, anche se come già accennato, si tratta di un idea davvero interessante che poteva essere sviluppata decisamente meglio.

Il film diretto da David Yarovesky e prodotto da James Gunn rasenta a malapena la sufficienza, prendendo un solo 6.

Fateci sapere nei commenti i vostri pareri se avete visto il film oppure se avete intenzione di andare a vedere.

Aladdin – La Recensione

Il live-action aveva il compito di riportare sul grande schermo con attori in carne e ossa, Aladdin del 1992 prodotto dai Walt Disney Animation Studios e diretto da Ron Clements e John Musker, entrato ormai di diritto nell’Olimpo dei Classici d’animazione della Disney. Il cartone è diventato famoso oltre che, per storia e canzoni, soprattutto per il buffissimo Genio della lampada, doppiato nella sua versione originale dal compianto Robin Williams e in Italia da un’inarrivabile Gigi Proietti. Il regista Guy Ritchie sarà riuscito nell’impresa?

Prima di rispondere alla domanda è doveroso fare un’accenno alla trama.

Aladdin, racconta la storia di un ragazzo molto povero, Aladdin appunto, che ruba il cibo al mercato di Agrabah per sopravvivere accompagnato dalla sua fedele scimmietta Abuh. Un giorno come un’altro, interviene per salvare una ragazza dal taglio della mano, in quanto sorpresa a rubare una mela e che poi scoprirà essere nientemeno che la principessa Jasmine di cui si innamora quasi all’istante. Un giorno il ragazzo viene notato da Jafar, grand visir del Sultano, che stanco di essere il subalterno di quest’ultimo vuole appropriarsi della lampada dei desideri contenuta nella Caverna delle Meraviglie, “Ma solo un diamante allo stato grezzo (Aladdin, appunto) può accedervi e recuperare la lampada, ammesso che non si tocchi nient’altro” Qui inizia la vera avventura per il nostro eroe…

Il film con protagonista Mena Massoud e Naomi Scott, nei panni rispettivamente di Aladdin e Jasmine, ha saputo farmi tornare bambino ai tempi in cui sognavo anche io l’amore di un bella principessa e perchè no grazie anche all’aiuto di un Genio. Genio, interpretato dal bravissimo Will Smith, che ha saputo trasmettere un pò della comicità e del carisma del genio originale e che all’inizio ha fatto paura ai più che lo ritenevano non all’altezza della parte. Il Sultano, invece, è interpretato da Navid Negahban, doppiato in italiano da Gigi Proietti.

Il film ripercorre, quasi fedelmente l’opera originale, con l’aggiunta di qualche canzone in più, che onestamente per quanto possano essere udibili e carine, fanno assomigliare l’opera più ad un musical che alla bellissima fiaba da mille e una notte che conosciamo, stroncando di netto i dialoghi e la storia. Sono state aggiunte anche delle parti non presenti nel cartoon degli anni 90 come il ballo a palazzo in stile Bollywood, veramente molto carino e un nuovo personaggio, Dalia ancella di Jasmine che instaurerà un bel rapporto con il Genio.

Per quanto riguarda la scenografia, questa è a dir poco perfetta sotto ogni aspetto, dai costumi dei personaggi alle atmosfere di Agrabah. Ben fatte anche le scene in computer grafica.

La colonna sonora è di Alan Menken creatore delle musiche originali. Le canzoni, sono le stesse del cartone animato originale, leggermente modificate nel testo e negli adattamenti com’era accaduto anche per il live-action della Belle e La bestia. Una delle nuove canzoni inserite è Speachless, cantata dalla stessa Naomi Scott. Nel film infatti si è cercato di far vedere un aspetto diverso della principessa Jasmine, vista stavolta come donna di carattere, interessata al sultanato e non la classica damigella in pericolo del cartoon originale.

Parlando degli aspetti negativi, primo fra tutti è Jafar interpretato da Marwan Kenzari. Il personaggio non riesce ad incutere il terrore e la paura della sua controparte cartoonesca, quindi totalmente inadatto alla parte. Altro aspetto negativo, come già accennato, sono le troppe canzoni di cui non si sentiva realmente il bisogno e che avrei personalmente riservato ad un Musical a tema.

Il film per me riesce bene nel suo intento ed è per quello che gli assegno un 8 pieno. Se non lo avete ancora visto sappiate che la caverna delle meraviglie vi aspetta per esaudire i vostri desideri.